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Ricerca ed High Tech in Liguria

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Business Journal Liguria riporta, in un suo recente articolo di Paola Pedemonte, la situazione dell’innovazione in Liguria, rifacendosi ai dati della “Banca dati indicatori territoriali per le politiche di sviluppo” dell’Istat evidenziati dal Sole 24 Ore. Per quanto limitati da un’orizzonte temporale che si ferma al 2012, i  numeri dipingono una situazione nel complesso positiva: più di 1800 imprese nate nei settori ad alta intensità di conoscenza, con un tasso di sopravvvivenza a tre anni pari al 62,6%, in linea con la media italiana. Al di sopra della media nazionale sono poi la spesa di innovazione per addetto  (3.8 mila euro annui per addetto, quarto valore assoluto in Italia) e l’incidenza degli investimenti totali in ricerca e sviluppo sul PIL (1,4% contro il 1.3% della media nazionale), nonchè il numero di laureati in materie scientifiche e tecnologiche (più di 2000 nel 2012, pari al 1,5% del totale della popolazione tra i 20 ed i 29 anni) e il numero di addetti impiegati nel settore della ricerca e sviluppo (4,7 ogni mille abitanti). La Liguria è inoltre la nona regione italiana per quanto riguarda il numero di numero di occupati in settori manifatturieri ad alta tecnologia ed ad alta intensità di conoscenza (21.000 addetti, pari al 3,4% del totale).

Di seguito il grafico interattivo elaborato dal Sole 24 Ore con i dati nazionali sugli indici di innovazione:

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Eclipse-IT 2014: workshop smart a Genova il 9 e 10 Ottobre

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Il prossimo 9 e 10 ottobre, presso la sede del Dipartimento di Informatica, Bioingengneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi dell’Università di Genova (DIBRIS), si svolgerà Eclipse-IT 2014, la nona edizione del workshop della Italian Eclipse Community, dedicata al tema SMART-* : device, ambienti, lavoro, tecnologie, metodologie.

Eclipse è una fondazione no profit creata nel 2004 da IBM  che comprende persone ed organizzazioni interessate a collaborare sul tema dell’utilizzazione commerciale dell’open source software, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di una community e la creazione di un ecosistema di prodotti e servizi complementari all’open source, attraverso l’utilizzo di una piattaforma aperta di sviluppo che forinisca tutti gli strumenti necessari alla gestione del software in tutte le sue fasi del suo cilco vitale. La comunità italiana Eclipse è associata alla Eclipse Foundation e comprende docenti e ricercatori di varie università italiane oltre che membri dell’industria (tra cui IBM, Seen Solution, Sogei, RCP Vision, Reply, Parasoft, Opera21, S.E.I.C., Energeya, …).

“La comunità italiana Eclipse ha la consuetudine di riunirsi una volta all’anno in un convegno in cui si confrontano le esperienze, si discute in tavole rotonde e l’industria incontra l’accademia e gli studenti. Durante il workshop si può anche assistere a tutorial sull’uso di alcuni strumenti e a presentazioni delle  attività di ricerca dei singoli. In particolare, uno degli obiettivi del workshop è promuovere l’utilizzo dell’IDE Eclipse, e delle tecnologie open source, tra gli studenti che sono, per questo, invitati a presentare i loro progetti”, spiega Mauro Coccoli, docente del DIBRIS e organizzatore dell’evento.

Il tema dell’evento sarà il concetto di “Smart” declinato in varie iterazioni: partendo dal concetto di smart cities si analizzeranno le opportunità e le problematiche connesse ai nuovi modelli di applicazioni che ne derivano, sia per metodologie, sia per strumenti di sviluppo e di distribuzione. In questa prospettiva verrà dato particolare risalto alle nuove forme di imprenditorialità che si stanno sviluppando nella città “connessa”, con interventi dedicati al fenomeno delle startup e alle modalità di creazione delle stesse.

Pubblichiamo di seguito il programma dell’evento:

A questo link è possibile scaricare la versione pdf del programma

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Internet of things: le nuove sfide della sicurezza online

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“Internet of Things” (Iot) è il termine utilizzato per connotare dispositivi, sistemi e servizi ad elvata connettività: nato nel 2009 come una visione per cui  tutti gli oggetti della vita quotidiana, una volta resi identificabili tramite delle “etichette” elettroniche, potrebbero essere gestiti ed inventariati da computer, si è evoluto (grazie allo sviluppo del protocollo IPv6) verso  l’assegnazione  di un indirizzo IP ad ogni oggetto per poterne permettere la connessione alla rete.

Per dare un’idea delle proporzioni del fenomeno basti pensare che, nonostante le cifre siano soggette a grandi variazioni a seconda dei modelli di previsione utilizzate, le prospettive sono nell’ordine delle decine di miliardi di dispositivi connessi entro l’anno 2020.Nonostante la ricerca e gli studi sullo Iot siano ancora in fase iniziale, e non vi sia ancora un accordo circa la precisa definizione del fenomeno, una preoccupazione condivisa dalla grande maggioranza di ricercatori e svilupppatori è quella relativa alle questioni di sicurezza.

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Internet Neutrality e Start Up

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Internet Neutrality è il principio secondo cui i provider di servizi internet e le istituzioni dovrebbero trattare equamente tutti i dati circolanti sulla rete, senza discriminare arbitrariamente od imporre tariffazioni differenziate in base ad utente, contenuto, sito, piattaforma e modalità di trasmissione.

Il termine è stato coniato nel 2003 da Tim Wu, docente di Diritto dei Media alla Columbia Law School ed era originariamente inteso come un principio di progettazione per cui una rete informativa raggiungerebbe la massima utilità nel momento in cui tratti allo stesso modo tutti i contenuti, siti e piattaforme.

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Open Innovation e Big Pharma: un binomio possibile

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Open Innovation è un modello teorizzato e descritto per la prima volta da Henry Chesbrough dell’Università di Berkeley, per il quale, in un mondo in cui la conoscenza è largamente diffusa e distribuita, le aziende non possono limitarsi ad utilizzare per la ricerca le proprie risorse interne, ma dovrebbero aprire canali di collaborazione con altre entità attraverso l’utilizzo strategico della proprietà intellettuale (licensing in e licensing out), con lo scopo di sviluppare nuovi modelli di business: un accesso più trasversale alla ricerca, quindi, con la possibilità di sfruttare economicamente anche quei risultati che non trovano diretta applicazione nel core business dell’azienda. Questo approccio è largamente utilizzato nel settore hi-tech, ma non può che sembrare estraneo al mondo farmaceutico, in cui la protezione estrema della proprietà intellettuale è sempre stata considerata un paradigma fondamentale.

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I falsi miti del recruiting hi-tech

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Interviste con domande sconcertanti (“Quanto potresti chiedere per pulire tutte le finestre di Seattle?”), richieste  di coding  a bruciapelo, curricula persi nel vuoto: alcuni dei falsi miti della selezione del personale stanno progressivamente venendo abbattuti dai giganti dell’hi tech nella corsa ad accaparrarsi i migliori talenti sul mercato. La rivoluzione è partita dalla Silicon Valley per allargarsi al resto del mondo.