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1941 Start-Up innovative in Italia: un dato significativo?

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InfoCamere ha comunicato gli ultimi dati relativi alle iscrizioni nella sezione speciale del Registro Imprese dedicata alle Start Up innovative: alla data del 14 aprile, in tutto il territorio nazionale risultano iscritte 1941 imprese, di cui 32 con sede in Liguria. Rispetto al mese precedente si registra un incremento su base nazionale del 12.9% e  del 18,5% sul territorio ligure. Ma c’è chi contesta la rappresentatività di questi dati.

La sezione speciale Start-up innovative del Registro Imprese, entrata in vigore il 19 dicembre 2012 con la conversione in legge del Decreto Crescita 2.0, raccoglie al suo interno attività che :

– Hanno quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;

– Presentano una o più delle seguenti caratteristiche:

A) spese in ricerca e sviluppo uguali o superiori al 15 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione;

B) impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro       complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che ha svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale;

C) titolarità (o licenza) di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale;

– A partire dal secondo anno di attività presentano un totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non  superiore a 5 milioni di euro.

Secondo Gianmarco Carnovale, presidente dell’associazione Roma Startup tali requisiti non corrispondono ad una definizione economico-finanziaria reale di start-up, ovvero un’organizzazione in cerca di un business model ripetibile e scalabile  . Di conseguenza, i dubbi sul reale significato in termini di crescita economica dei dati estrapolati dal Registro delle Imprese. La proposta è quella di lasciare il giudizio al mercato,  individuando attraverso un organismo super partes (ad esempio Consob) un albo di investitori qualificati a determinare, attraverso gli investimenti di seed da essi stessi effettuati, quali imprese possano essere o meno considerate start-up.

Gli spunti di riflessione non mancano: se è vero che basare le statistiche di crescita sugli effetti di una legge che dispone una serie di requisiti che dal punto di vista economica possono apparire arbitrari potrebbe risultare in una visione falsata delle condizioni di mercato, è altrettanto vero che affidare l’accesso  agli incentivi derivanti dalla qualifica di start up al giudizio di investitori privati potrebbe portare a distorsioni ben peggiori…

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