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“Si può fareee!”: Il crowdfunding approda a Palazzo Ducale a Genova

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Giovedì 12 giugno dalle 17.00 alle 19.30, presso Informagiovani di Palazzo Ducale a Genova, appuntamento con “Si può fare!”, un evento dedicato al crowdfunding che punta alla   diffusione di questo strumento partecipativo e alla sensibilizzazione sul tema del finanziamento “dal basso” di idee creative, sociali ed imprenditoriali innovative. Un’occasione per scoprire le nuove modalità e le opportunità per realizzare idee e progetti in diversi ambiti: tecnologico, creativo, artistico, editoriale, formativo e sociale.

L’incontro è promosso da Open Genova, la piattaforma collaborativa finalizzata a valorizzare e sviluppare idee e progetti per migliorare la città, in collaborazione con Informagiovani e con il coinvolgimento del Comune di Genova, Legacoop Liguria, Confcooperative, Provincia, Clp (Centro Ligure Produttività), Arsel, Perform – Unige, Talent Garden Genova, Job Center.

Il programma è stato concepito per dimostrare come, nelle difficili condizioni derivanti dalla crisi economica, l’economia della condivisione, la contaminazione incrociata e forme innovative di finanziamento possano permettere lo sviluppo di progetti articolati che, oltre a rilanciare l’economia, contribuiscano anche alla crescita socio-culturale del territorio.

Prima parte:

  • Saluti e introduzione all’evento. Carla Sibilla, Assessore Comune di Genova.
  • Tutti possono avere un’opportunità di espressione. Walter Vassallo, Autore del libro “Crowdfunding nell’Era della Conoscenza. Chiunque puo’ realizzare un progetto. Il futuro  è Oggi.” FrancoAngeli, 2014.
  • Perchè Crowdfunding. Francesco Oddone, Assessore Comune di Genova.
  • L’esperienza della piattaforma Ginger e dei progetti finanziati. Agnese Agrizzi,Presidente GINGER
  • L’esperienza del progetto Europeo COOPESTARTER sul crowdfunding come modalità di startup imprenditoriale. Paola Bellotti, Legacoop Liguria.
  • Dal si puo’ fare al come fare. Il crowdfunding nel futuro delle professioni del Terzo settore: quali competenze con quali risultati. Christian Dama, Direttore didattico ASVI Social Change.
  • Il Coworking. Collegamento con il Talent Garden di Genova, Francesco Lato.

Parte di story tell.  Brevi interventi rappresentativi di casi di successo e di idee che grazie al crowdfunding si sono realizzate:

  • Crowdfunding civico e politiche wiki. Enrico Alletto, Presidente Open Genova
  • Subbuteopia, Pierr Nosari, L@società Sintetica
  • Quando la città soffre. Giuseppe Di Giacomo, documentarista
  • Il Silicon Valley Study Tour. Paolo Marenco, Co-Chair at TechScout Silicon Valley
  • Cascina Caccia, il veleno in medicina. Francesca Gobello, cinematografa.

La moderazione è affidata a Laura Guglielmi, direttrice di Mentelocale.it

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L’Italia sempre più presente nel panorama TT internazionale

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“La risorsa fondamentale dell’economia moderna è la conoscenza, e di conseguenza il processo più importante è l’apprendimento. Il fatto che la conoscenza differisca in aspetti cruciali dalle altre risorse rende i metodi dell’economia tradizionale meno rilevanti. […] La conoscenza non diminuisce di valore quando viene utilizzata. Al contrario aumenta il suo valore.” (B.Lundvall, “National System of innovation. Towards a Theory of Innovation and Interactive Learning“, 1992, Pinter, London)

Un recente articolo del Sole 24 Ore, accompagnato da un’intervista ad Henry Chesbrough sull’argomento, offre l’occasione per una riflessione sullo stato del trasferimento tecnologico in Italia.

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Open Innovation e Big Pharma: un binomio possibile

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Open Innovation è un modello teorizzato e descritto per la prima volta da Henry Chesbrough dell’Università di Berkeley, per il quale, in un mondo in cui la conoscenza è largamente diffusa e distribuita, le aziende non possono limitarsi ad utilizzare per la ricerca le proprie risorse interne, ma dovrebbero aprire canali di collaborazione con altre entità attraverso l’utilizzo strategico della proprietà intellettuale (licensing in e licensing out), con lo scopo di sviluppare nuovi modelli di business: un accesso più trasversale alla ricerca, quindi, con la possibilità di sfruttare economicamente anche quei risultati che non trovano diretta applicazione nel core business dell’azienda. Questo approccio è largamente utilizzato nel settore hi-tech, ma non può che sembrare estraneo al mondo farmaceutico, in cui la protezione estrema della proprietà intellettuale è sempre stata considerata un paradigma fondamentale.